|
|
«Finché il mondo sarà colmo di femmine che
portano i pantaloni e di maschi che
indossano la
gonna, i guai e le sofferenze non potranno
aver
termine».
Claudio Bellecca
Il gioco dei ruoli
In natura esistono due princìpi fondamentali
che la filosofia orientale ha denominato Yin
e Yang. lo yin rappresenta la componente
energetica con caratteristiche femminili
(ricettività, accoglienza, passività) mentre
lo yang costituisce quella con proprietà
maschili (penetrazione, veemenza, attività).
Il Creato è interamente permeato da questi
princìpi che si manifestano attraverso un
polarismo (o dualismo) che solo
apparentemente possiede peculiarità
contrastanti. In effetti entrambi i poli
sono complementari tra loro costituendo i
due aspetti di una stessa realtà. Così, ad
esempio, c’è il dì e la notte, la luce e
l’ombra, il caldo e il freddo, la veglia e
il sonno, la vita e la morte. Il maschio e
la femmina.
SIAMO SIA MASCHI CHE FEMMINE
In India si tramanda un’antica storia la
quale narra che, in un’epoca remota,
l’essere umano viveva non ancora
differenziato nei due sessi. Un giorno, a
causa del suo comportamento arrogante e
presuntuoso, Dio, servendosi di una spada
infuocata, volle punirlo dividendolo in due
metà. Quel divino gesto diede origine al
maschio e alla femmina i quali, da allora,
hanno incessantemente provato l’indomito
desiderio di ricongiungersi per ritrovare
assieme l’armonia dell’originaria unione.
Contrariamente a quanto questa affascinante
leggenda lascia intendere, in ognuno di noi
coesistono sia il principio maschile che il
principio femminile. Ogni individuo nasce
dall’incontro e dalla fusione di uno
spermatozoo (energia maschile) con un ovulo
(energia femminile). Tutti possediamo una
parte di nostro padre ed una di nostra madre
e ciò a prescindere dal sesso a cui
apparteniamo.
In altre parole, un maschio ha in sé anche
una componente femminile così come una
femmina ne ha una maschile. Jung definì
l’elemento maschile (yang) animus e quello
femminile (yin) anima.
Una suggestiva immagine di Shiva mostra
questa divinità induista con la metà destra
del corpo avente sembianze maschili e quella
sinistra con fattezze femminili, proprio per
indicare come ogni essere umano sia
sostanzialmente una sorta di ermafrodita
cioè tanto maschio che femmina.
Anche la biochimica, del resto, ci dice la
stessa cosa. Eseguendo una specifica analisi
del sangue si può constatare che in ogni
persona circolano sia androgeni (ormoni
maschili) che estrogeni (ormoni femminili).
La differenza tra i due sessi risiede
unicamente nelle percentuali: nel maschio
prevalgono gli androgeni,
nella femmina predominano gli estrogeni. La
presenza di tale doppia valenza ormonale
spiega come mai sia del tutto normale che un
soggetto di sesso maschile esprima in certe
situazioni la propria femminilità
commuovendosi, essendo
flessibile, comprensivo, sensibile e come,
parallelamente, per uno di sesso femminile
sia altrettanto naturale assumere in talune
circostanze atteggiamenti maschili come
prendere l’iniziativa, agire, essere
intraprendente, programmare. L’equilibrio
psicofisico di una persona dipende molto
dalla sua capacità di servirsi armonicamente
delle due componenti, il maschile e il
femminile, insite in lei.
Indietro |