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«Chi non accoglie il Regno di Dio come un
bambino,
non vi entrerà» (Cfr. Lc 18, 17)
Gesù
«Tutti i grandi sono stati bambini una
volta ma
solo pochi di essi se ne ricordano»
Antoine de Saint-Exupéry
Il Bambino Interiore
Fino a non molti anni fa mi era pressoché
sconosciuto il vero significato del Bambino
Interiore o, perlomeno, ne avevo solo una
vaga conoscenza. Soltanto dopo aver letto
sull’argomento un libro che mi era capitato
tra le mani, apparentemente per caso, mi
tornò alla mente che ai tempi del liceo
avevo appreso qualcosa di simile studiando
la poetica del “fanciullino” di Giovanni
Pascoli.
Quando studiavo la letteratura italiana,
vuoi perché ero molto giovane e quindi non
ancora in grado di apprezzarne i pregi
(distratto com’ero dai divertimenti), vuoi
perché costretto a farlo se non volevo
essere rimandato a settembre, non provavo
alcuna contentezza né il minimo
coinvolgimento nell’imparare un certo tipo
di nozioni. Comunque ricordo distintamente
che, nonostante sentissi una spiccata
avversione nei confronti di un metodo di
insegnamento sicuramente non stimolante,
avvertii un insolito piacere nel momento in
cui ebbi l’opportunità di conoscere le opere
90 letterarie del Pascoli. In quella
occasione ciò che istintivamente attirò la
mia attenzione fu proprio l’affascinante
idea del “fanciullino”.
Per la prima volta nella mia vita di
studente provai una velata sensazione di
gradimento mentre apprendevo concetti
appartenenti ad una materia che non mi aveva
mai appassionato.
Allora, se qualcuno mi avesse detto che un
giorno mi sarei dedicato con intensa
passione e vivo coinvolgimento alla
salvaguardia della salute fisica e psichica
dei bambini e che, per amore loro, avrei
scritto un libro rivolto ai genitori,
avrebbe dovuto fare i conti con il mio
scetticismo. Sicuramente avrei risposto che
a me una cosa del genere non sarebbe mai
potuta accadere. A quel tempo, infatti, lo
spiccato prevalere della mia parte razionale
mi impediva di percepire e quindi di
valorizzare i segnali che la mia anima mi
inviava affinché potessi comprendere delle
verità.
Nel momento in cui ci incarniamo (cioè la
nostra anima si infila in un corpo) ci
attendono lezioni che a loro volta fanno
parte integrante di quella straordinaria
missione chiamata vita. Tutti noi, prima o
poi, dobbiamo renderci conto che non siamo
venuti al mondo per pura combinazione né
tantomeno rappresentiamo
l’effetto insignificante di un casuale
rapporto sessuale. Al contrario, siamo nati
per assolvere un compito ben preciso, molto
importante: imparare ad amare.
Mi sono occorsi anni per comprendere quanto
sia essenziale, se si desidera vivere
nell’amore, lasciare esprimere il Bambino
Interiore che ognuno porta con sé nella più
completa libertà e nella consapevole gioia
che la vita va vissuta, istante dopo
istante, con assoluta schiettezza e
semplicità. Credo che sia insita nel nostro
stesso percorso esistenziale la funzione,
non sempre agevole ma sicuramente
gratificante, di renderci utili nei
confronti degli altri. Via via che sono
cresciuto spiritualmente e che
parallelamente ho acquisito una crescente
professionalità, si sono notevolmente
sviluppate anche le mie capacità di dare una
mano a chi è malato. È stupefacente
constatare come, durante il processo di
guarigione, si risvegli sempre più nelle
persone un susseguirsi di sensazioni e di
emozioni, rimaste più o meno a lungo sepolte
nell’inconscio, il cui emergere lascia
finalmente esprimere la loro parte più
autentica:
il Bambino Interiore.
Guarire significa in definitiva
riappropriarsi di un modo di essere e quindi
di vivere conforme alla Leggi della Natura.
la malattia, mediante il patimento, diviene
perciò il mezzo attraverso cui un essere
umano può scoprire, rendendosene una buona
volta
conto, che in lui esiste una dimensione
costituita da percezioni, stati d’animo e
modi di sentire, che ha un enorme valore.
Durante la mia appassionata ricerca sulle
origini storiche del Bambino Interiore è
successo un fatto che ha destato il mio
stupore.
Andando a rispolverare alcuni testi di
letteratura ho potuto apprendere che
Platone, famoso filosofo vissuto in Grecia
circa duemilacinquecento anni fa (al quale
il Pascoli afferma di essersi ispirato), nel
Fedone riferisce che in ognuno di noi è
insito un
fanciullo.
Un argomento antico, quindi, quello del
Bambino Interiore che ha ispirato nei secoli
più di un illustre personaggio. Sicuramente
fu Gesù, il “Maestro dei Maestri”, colui
che, più di ogni altro, seppe trasmetterci
con grande semplicità e incondizionato
amore profondi insegnamenti. E fu sempre Lui
che ci mostrò un sincero ed amorevole
trasporto verso i bambini. «Lasciate che i
pargoli vengano a me…» (Lc 18,16) costituì
un’ espressione a Lui molto cara.
In molte occasioni Gesù sottolineò
l’importanza della semplicità, della purezza
e dell’innocenza insite in ogni fanciullo.
Non vi è dubbio che a questi fondamentali
aspetti dell’essere umano alludesse nel
momento in cui si affermò: «In verità vi
dico: chi non accoglie il regno di Dio come
un bambino, non vi entrerà»
(Lc 18, 17). Ossia, se non si torna ad
essere semplici, puri ed innocenti come
quando eravamo dei bimbi, non avremo alcuna
possibilità di vivere felicemente né questa
vita né l’altra nel Regno dei Cieli.
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