Essere Genitori
Più che una premessa

 

«La vita è un gioco…giocala!»
Sai Baba


Il gioco è estremamente importante:
giocare con i figli è vitale!

        Sono un convinto ed instancabile sostenitore dell’idea secondo la quale nel creare l’uomo il Padreterno l’abbia fatto con l’intento di dargli oltre al dono straordinario della vita anche l’incredibile possibilità di viverla giocando. Credo che tutti quanti noi dovremmo essere grati a Dio per avere inventato il gioco senza il quale, mi sono detto più di una volta, come sarebbe incredibilmente triste e piatta la nostra esistenza.
        Non vi è alcun dubbio che il gioco occupi un posto preminente in tutte le civiltà. Ce ne offrono una testimonianza tangibile le opere letterarie di insigni scrittori e poeti dell’antichità che ne parlano diffusamente, i dipinti raffiguranti scene ludiche nonché i giocattoli ritrovati in seguito a scavi archeologici.
        Già da lungo tempo, dunque, l’essere umano ha compreso la grande importanza del gioco, non solo concepito per soddisfare una intima quanto connaturata esigenza individuale ma anche per coinvolgere in maniera piacevole una moltitudine di persone. Vetusti spettacoli quali i giochi Olimpici, il circo ed il carnevale, tanto per citare alcuni esempi eloquenti, ancora oggi costituiscono consolidate dimostrazioni di come sia possibile trovare il buonumore e l’allegria divertendosi insieme agli altri.
        Parlando di gioco non si può fare a meno di ricordare la celeberrima figura del “buffone”, o giullare, che per lungo tempo è stato una immancabile attrazione nelle corti dei re e degli imperatori.
Questo personaggio sapeva fondere la saggezza e l’arguzia di cui era dotato con uno spiccato senso dell’ironia e dell’umorismo. Il suo compito consisteva principalmente nell’intrattenere gli ospiti del sovrano cercando in ogni maniera di far trascorrere loro momenti piacevoli. Le risate e la giovialità che riusciva a
suscitare creavano un clima di distensione, i cui influssi benefici si ripercuotevano successivamente anche sugli affari e sulle relazioni diplomatiche del sovrano stesso.
        La conferma che il gioco sia un’espressione fondamentale della stessa Creazione (oltre ad essere parte integrante della vita degli esseri umani), ci viene data in ogni momento. È sufficiente stare a guardare dei cuccioli di cane o di gatto mentre fanno la lotta, si mordicchiano uno con l’altro, si nascondono, si rincorrono e si rotolano sulla terra gioiosi per rendersi conto quanto sia spiccato e prorompente, anche tra gli animali, l’impulso a giocare. O, ancora, basta fermarsi ad osservare un’alba, un tramonto, un cielo stellato, una distesa di acqua marina, un fiore che sboccia oppure
un uccello che vola per rimanere incantati dall’incessante e fantasmagorico gioco di forme, luci, ombre e colori che la Natura ci propone ogni giorno con rinnovato fascino.
        Esistono persone per le quali il gioco costituisce l’interesse dominante (fino al punto che non prendono mai nulla sul serio); altre, invece, che lo sanno conciliare molto bene con le responsabilità (ed è così che ci si dovrebbe comportare); altre ancora non giocano mai o solo molto raramente perché sostengono che soltanto i bambini debbano farlo: per costoro gli adulti dovrebbero pensare esclusivamente al lavoro e ai doveri.
        Chi banalizza il gioco corre il rischio di diventare un essere esageratamente rigido ed austero la cui esistenza, negli anni, è destinata a divenire sempre più monotona e scontata fino al punto di assumere connotati privi di qualsiasi colore ed attrattiva.
        Giocare e divertirsi equivale a godersi la vita perché, così facendo, si rinnova costantemente, tenendolo vivo, il contatto con il nostro Bambino Interiore. Per contro, se si è troppo seri e ci si controlla continuamente, inevitabilmente si finisce con l’ammalarsi.

 

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