Essere Genitori
Più che una premessa

 

«La vita prenatale è un periodo fondamentale per
lo sviluppo fisico e psichico del bambino. Durante
questo periodo egli stabilisce le basi della sua esistenza
e del suo comportamento futuro…».
M. A. Bertin

«Come il baco da seta avete costruito un bozzolo
attorno a voi. Chi vi salverà? Rompete il vostro
bozzolo e uscite come una magnifica farfalla, come
un’anima libera. Solo allora vedrete la verità».
Vivekananda

«Siamo venuti al mondo per lasciare un segno,
nella vita, non per rimanere segnati»
C. Vagni

I condizionamenti iniziano
nell’utero materno

        Risale ai primi anni del Novecento l’esperimento mediante il quale il fisiologo russo Ivan Pavlov dimostrò che se ad un cane viene offerto del cibo e contemporaneamente si fa suonare un campanello, dopo alcuni giorni, durante i quali si ripete più volte lo stesso stratagemma, l’animale saliverà (cioè avrà l’acquolina in bocca) anche nel caso in cui, pur non ricevendo alcunché da mangiare, udrà lo scampanellio.
        Grazie a quello storico test il mondo scientifico poté apprendere che esiste un meccanismo del tutto fisiologico (mediato dagli organi di senso e dal sistema nervoso) per mezzo del quale gli animali e, attraverso modalità più complesse anche l’uomo, rispondono agli stimoli esterni e agli insegnamenti che ricevono mettendo in atto un certo tipo di comportamento. Tale meccanismo è ormai conosciuto come riflesso condizionato.
        Cercherò di rendere più chiaro il concetto appena espresso mediante qualche esempio. In India, per addomesticare gli elefanti si ricorre al seguente sistema. Quando sono ancora cuccioli viene applicata ad una delle due zampe posteriori una corda per mezzo della quale li si lega ad un albero. Ogni volta che l’elefantino
si muoverà, avvertirà di poterlo fare solo entro certi limiti.
Sentendosi trattenuto, inizialmente l’animale cercherà di divincolarsi per liberarsi della fune. In seguito, resosi conto che le sue reiterate manovre non ottengono effetto alcuno, finirà gradualmente per abituarsi e per adattarsi a quella situazione di cattività. Crescendo sotto l’influsso delle suddette limitazioni anche da adulto il pachiderma ne subirà le conseguenze. Sarà sufficiente, infatti, una semplice cordicella (che potrebbe peraltro spezzare facilmente data la mole raggiunta) per tenerlo prigioniero e per costringerlo ad eseguire gli ordini che gli vengono impartiti senza che, da parte sua, ci sia la benché minima resistenza o ribellione: ormai è convinto che la forza che lo trattiene sia superiore a quella dei suoi muscoli.
        Altro esempio. Se un leone o una tigre (o un qualsiasi altro animale feroce) lo si ammansisce quando è piccolo, intimorendolo mediante l’uso di un bastone o di uno scudiscio, una volta cresciuto non sarà consapevole della effettiva forza che possiede, per cui basterà la vista di una frusta (o l’udire il suo schioccare) per renderlo docile e per obbligarlo a comportarsi in una certa maniera. Si spiega così come mai un domatore di circo sia in grado di rimanere chiuso in una gabbia insieme a diverse fiere e riesca, avendole sapientemente addomesticate, a far compiere loro
quegli esercizi spettacolari che tanto divertono e sbalordiscono il pubblico.
        Terzo esempio. Per addestrare le pulci basta rinchiuderle in un contenitore di vetro e lasciarcele per un certo periodo di tempo. Nel momento in cui esse salteranno (che è la loro peculiarità principale) e picchieranno contro il coperchio, saranno indotte a farlo sempre meno fino a che si asterranno dal compiere i balzi di prima. Quando si toglierà il tappo le pulci non schizzeranno fuori perché i molteplici insuccessi precedenti le avranno indotte a credere di non poterlo fare.
        Gli esempi riportati evidenziano come sia possibile interferire sulle abitudini degli animali inducendoli a fare cose che esulano dai loro normali comportamenti.
        Anche l’esistenza di un essere umano risente, giocoforza, degli influssi dei suoi simili, primi tra tutti i genitori, nonché degli effetti che una moltitudine di circostanze e di eventi producono strada facendo su di lui. Col termine condizionamento s’intende tutto ciò che in qualche misura si ripercuote (positivamente o, più spesso, negativamente) sulla vita di un individuo fino ad incidere favorevolmente o meno sul suo stesso destino.
        Conosco persone anziane le quali, avendo molto sofferto la fame durante l’ultima guerra mondiale, hanno sempre i frigoriferi colmi di cibo e si preoccupano costantemente di tenere in casa scorte alimentari perché nella loro mente è ancora impresso il drammatico ricordo della miseria e degli stenti patiti molti anni addietro.
        Esiste un delizioso proverbio cinese che sottolinea con garbata ironia, tipica degli orientali, quanto le esperienze del passato continuino ad influire sul presente di un individuo senza che lo stesso si renda conto dell’inganno nel quale si trova invischiato. Il detto così si esprime: «Chi si è scottato la lingua con la minestra
calda, soffia pure sull’insalata».

        Sicuramente il bambino è colui che più di ogni altro viene condizionato da parte di chi gli sta accanto. Egli, nel bene come nel male, costituisce l’innocente bersaglio di tutto quello che i grandi gli trasmettono, già a partire dalla vita intrauterina, sia con le parole che con i loro modi di fare e di pensare.
 

Indietro