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«Io sono come una levatrice, porterò alla
luce ciò
che in voi è nascosto».
Socrate
«Nessuno ha diritto di dare consigli agli
altri sino
a quando egli stesso non mette in pratica
ciò che
predica».
Sai Baba
«Accusare gli altri della propria sfortuna è
segno
di un bisogno di educazione. Accusare se
stessi
significa che la propria educazione è
cominciata.
Non accusare, né se stessi, né gli altri,
vuol dire
che la propria educazione è completata».
Epitteto
Educare se stessi, per educare bene
i propri figli
Nel corso dei ventisette anni di attività
pediatrica che ho al mio attivo,
l’appassionato contatto con un numero
elevato di bambini, papà e mamme mi ha
consentito di imparare molto. Tra quanto ho
appreso un dettame, in particolare, si è
rivelato estremamente importante: per
educare bene un figlio, occorre innanzitutto
educare se stessi.
Come si può aiutare qualcuno, in primo luogo
la propria prole, se non si è in grado di
essere d’aiuto innanzitutto per se stessi? È
come se per assurdo un cieco, prendendo per
mano un altro cieco, lo volesse condurre da
qualche parte.
Ogni genitore che abbia veramente a cuore le
sorti di chi ha messo al mondo dovrebbe
tenere presente questa regola d’oro se vuole
ottenere risultati che lo soddisfino sia
come essere umano che come educatore.
Un tale incontrovertibile principio
sottolinea la necessità di correggere le
proprie debolezze e i propri difetti,
essendo disposti a riconoscerli, ed implica
l’esigenza di cambiare quei punti di vista,
quelle convinzioni e quelle abitudini che
non sortiscono effetti soddisfacenti
specialmente quando si è alle prese con i
figli.
Uno degli aspetti più contradditori e
deleteri del modo di educare messo in atto
dalla maggior parte dei genitori, consiste
nel pretendere di guidare i bambini sul
giusto cammino senza che gli stessi genitori
siano inclini, per primi, a percorrerlo.
Sono un indefesso sostenitore del
presupposto secondo il quale, affinché il
rapporto con chi si è generato divenga il
più giovevole e costruttivo possibile, sia
indispensabile crescere ed evolvere come
individui e poi anche come padri e madri. In
effetti, man mano che si compiono
sostanziali risanamenti nel nostro personale
stile di vita e si modificano in meglio le
nostre vedute, ci si accorge che fare il
genitore diventa sempre più facile perché,
perdendo a poco a poco consistenza il peso
degli insegnamenti restrittivi ricevuti
(condizionamenti), si riesce ad essere più
comprensivi, più assennati e più affettuosi,
dunque più disponibili ad apprendere (e a
mettere in pratica) cosa è utile e
vantaggioso per i nostri figli (oltre che
per noi stessi) e cosa ne disturba (o
addirittura ne avvelena) l’accrescimento,
non solo fisico, ma soprattutto psicologico
ed emozionale (che costituiscono gli aspetti
di primaria importanza nella formazione di
un individuo).
Per quel che mi riguarda posso asserire che
specialmente negli ultimi dieci anni mi sono
impegnato molto sia nel cercare di ampliare
le mie conoscenze che nel provare a
migliorarmi sotto il profilo umano,
professionale e soprattutto genitoriale.
Mutare
quegli aspetti della mia mentalità che un
tempo mi limitavano e mi condizionavano
negativamente è stato possibile grazie ad un
tenace e persistente lavoro compiuto su me
stesso che mi ha riservato fino ad oggi
sforzi e fatiche ma anche tante gioie e
soddisfazioni.
Fondamentalmente sono state due le ragioni
che mi hanno indotto a cambiare: la prima è
scaturita dal desiderio di vivere una vita
diversa, più consapevole ed appagante
essendo stufo di patire; la seconda riguarda
la mia ferma volontà di evitare che mio
figlio debba soffrire a causa dei miei
comportamenti sbagliati, sia
durante la sua infanzia sia una volta
diventato adulto.
La catena di scarse consapevolezze e di
secolari tribolazioni che in passato ha
tenuto prigionieri i miei ascendenti, l’ho
voluta spezzare. Grazie all’aiuto che ho
ricevuto da parte di persone più evolute di
me e all’impegno che ho messo nel volermi
liberare
da tutto ciò che un tempo mi nuoceva e mi
faceva vivere male, sono diventato
consapevole del fatto che soltanto quando
iniziamo ad amarci realmente ovvero
cominciamo a fare delle cose che ci
procurano giovamento, possiamo compiere un
balzo evolutivo comprendendo quanto sia
semplice, oltre che piacevole, amare i
nostri figli e quanto sia rilevante
saperglielo trasmettere. La consapevolezza
ci fa vedere chiaramente cosa giova alla
loro anima e cosa, invece, ne ostacola lo
sviluppo rendendoli infelici.
Far partecipi tantissimi genitori del fatto
che il modo per scrollarci di dosso i
retaggi educativi (che non ci procurano
benessere) esiste davvero è quanto si
prefigge questo libro, persuaso come sono,
ormai da lungo tempo, che per favorire una
buona crescita soprattutto spirituale dei
bambini occorre dare una mano ai loro
papà e alle loro mamme (sempre che siano
disposti a lasciarsela dare) nel divenire
coscienti di quali siano i veri presupposti
di una salutare educazione.
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